I robot al posto degli smartphone nel prossimo futuro: parola di Tomotaka Takahashi

I personal robot sostituiranno gli smartphoneUn robot è un qualcosa di unico.

Anzi, qualcosa di più: quando gli chiediamo di camminare assieme e risponde con un ok entusiasta ci fa venire in mente un bambino felice di poter giocare.

La prova che è stata eseguita con un prototipo e il frasario a cui il piccolo umanoide rispondeva era davvero limitato, tuttavia la sensazione è che un oggetto come questo potrebbe parlare ben volentieri.

Un robot non solo per volontà, come aspetto psichiatrico, per interloquire, per avere un compagno quotidiano capace non solo di fornirci informazioni, ma di farlo in modo umano.

Questa è l’idea di Tomotaka Takahashi, il giovane ingegnere giapponese che ha progettato Robi per la De Agostini: “I robot umanoidi saranno gli smartphone del futuro.I telefoni sono oggetti impersonali e ci mettono in comunicazione con il mondo attraverso uno schermo freddo. Un aiutante dalla forma e dai modi umani può farlo in modo naturale e gradevole“.

Cresciuto negli anni Settanta e riso e Astroboy, l’androide con le sembianze di bimbo creato dal genio di Osamu Tezuka, Takahashi porta nella sua visione di futuro tutta la cultura giapponese.

Da noi è arrivata la fama dei robot quali Goldrake e Mazinga da Asimo sino a  Honda, passando per alcuni simpatici amici sintetici come i Tamagotchi.

Citiamo il professore 38enne dell’università di Tokyo, presidente della Robo-Garage, non è certo uno che non sa, anzi proprio il contrario.

Citato da Time Popular Science come luminare dei nostri tempi,Takahashi San, dopo aver vinto diverse edizioni della RoboCup competizione per soli esseri meccanici con le sue eccellenti creazioni è anche il papà di Kirobo, il gemello maggiore di Robi che lo scorso agosto è andato nello spazio sulla Stazione spaziale Internazionale.

Secondo Takahashi:” I personal robot, diversi da quelli che utilizzeremo nell’industria pesante o come aiutanti in casa, diventeranno sempre più piccoli e capaci di mimare il nostro comportamento. Li porteremo in tasca e saranno il nostro nuovo contatto con il mondo“.

Il compito che viene svolto attualmente dagli smartphone.

Gadget che si trovano nelle tasche di tutti ma che, imprevedibilmente, il genio giapponese definisce in crisi.

Secondo Takahashi: “Samsung ed Apple non sanno più cosa inventare per differenziarsi l’una dall’altra. Le caratteristiche tecniche arrivate a un certo livello diventano sterili: i telefoni sono tutti uguali. E l’introduzione di Siri, funzione dell’iPhone che non usa nessuno, non ha fatto altro che confermare che con un oggetto come il telefono non viene spontaneo interagire“.

Vediamo insieme robi e i suoi fratelli.

Il piccolo robot che si potrà costruire con l’aiuto di un cacciavite in 70 uscite settimanali (per un prezzo finale di appena 1200 euro) in Giappone, primo mercato che la De Agostini ha affrontato, è stato un successo: in 100 mila hanno deciso di iniziare a costruire l’androide, che in Italia ha la voce del doppiatore di Dragon Ball, e a questi vanno aggiunti oltre 40 mila abbonamenti all’opera completa.

Robi è un gioco: parla, balla e interagisce all’incirca con  250 comandi vocali.

Tipico esempio di come si stia diffondendo la cultura dei makers, i cosiddetti artigiani digitali.

Secondo Takahashi: “Stiamo assistendo a un momento epocale della rivoluzione informatica. Dopo vent’anni di impegno sui mondi virtuali, è arrivata l’esigenza di tornare a cose concrete, all’elettronica nel mondo reale“.

Da qui è possibile spiegare, facciamo per esempio, le recenti acquisizioni da parte di Google di alcune diverse aziende di robotica.

I loro Glass, e gli smartwatch in arrivo, sono solo una declinazione diversa dei telefoni di oggi, il futuro più prossimo. Quello che verrà dopo sono i robot personali, disegnati apposta per noi“.

Tomotaka Takahashi è decisamente fissato con lo stile: gira in macchina con una Ferrari Scaglietti per il design, anche se l’eccessivo «umore del motore gli dà fastidio.

Il suo modello è proprio Steve Jobs.

Secondo Takahashi: “Lui è stato il primo a capire che negli oggetti elettronici non va messa per forza tutta l’ultima tecnologia disponibile. I suoi prodotti funzionano perché sono l’equilibrio tra i componenti elettronici e chi deve utilizzarli. Un robot ci farà sempre paura, e lo tratteremo con diffidenza, se non sarà in grado di parlarci usando la nostra mimica fisica e copiando la nostra psicologia ed emotività.

Siete pronti per il futuro?

I robot al posto degli smartphone nel prossimo futuro: parola di Tomotaka Takahashi ultima modifica: 2014-01-17T22:24:24+00:00 da Stefano P

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Stefano P

Nato a Marino, come tanti, attualmente studente universitario diviso tra tante passioni ed altrettanti obblighi che poco s'incastonano tra loro: cuore da sportivo, sia dentro che fuori dai campi, e testa da perfezionista. Iscritto alla facoltà di "Ingegneria" di Roma Tor Vergata dedico il poco tempo a disposizione ad una grande passione, la scrittura, e chissà..magari si scoprirà che è questa la mia vera strada.

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